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Sunday, September 19, 2010

Malcesine e il Monte Baldo

Lo avevo promesso alla Indrė, a sua mamma Bronė e alla zia Vanda, ma soprattutto lo avevo promesso a me stesso da anni. Volevo fare un giro sul Lago di Garda, nella zona di Bardolino, sponda veronese, e poi risalire fino a Malcesine per provare la famosa funivia rotante che porta su al Monte Baldo.

Siamo partiti sabato scorso in mattinata, nemmeno tanto presto, e siamo arrivati a Cavaion Veronese intorno all'ora di pranzo. L'agriturismo Ca' Persiane, dove abbiamo pernottato, è risultata una scelta di buona qualità; la struttura è ospitale e ben tenuta, forse con l'unico difetto di essere un po' troppo vicina alla strada. Se come me amate fare colazione con salumi, pesce, verdura e formaggio è meglio avvisare i proprietari per tempo, altrimenti non rimane altro che optare per i classici pane, burro e marmellata; io non lo sapevo, voi siete avvisati. L'agriturismo, seppure come struttura separata, dispone di un ristorante con un buon rapporto qualità-prezzo; personalmente vi consiglio la tagliata di tacchino con rucola e grana; non l'avevo mai provata prima, l'ho trovata superlativa. Va anche detto, per inciso, che per una di quelle numerosissime coincidenze che da sempre caratterizzano le nostre vite, io e l'amico Gabriele siamo stati nello stesso posto: appunto l'agriturismo in questione, in tempi diversi, ma a distanza di pochi mesi, e naturalmente senza saperlo.

Il tempo a disposizione non è stato molto. Bardolino: nulla più che una veloce passeggiata per le viuzze del grazioso centro storico (seguita da un ancor più rapido pranzo domenicale). Malcesine: vista unicamente dall'alto della modernissima funivia. Abbiamo però avuto la fortuna di passare qualche ora in due località davvero splendide: Torri del Benaco e Punta San Vigilio del Garda. La prima è senza dubbio una delle cittadine più suggestive di tutto il Garda orientale; noi ci siamo addirittura capitati nel bel mezzo di una rievocazione medievale in costumi d'epoca, cosa che ha reso la nostra visita ancora più gradita. Con il castello scaligero sullo sfondo e il lungolago a pochi metri, è stata anche l'occasione per introdurre la Indrė (con mamma e zia) all'arte dell'imperdibile e giustamente famoso spritz. Punta San Vigilio, allungata a formare una penisola sita nel comune di Garda, è invece un ambiente unico. Una villa, una chiesetta, una storica locanda, un porticciolo e un parco (la Baia delle Sirene) che, in poche decine di metri quadrati incorniciano un luogo indimenticabile, non a caso scelto da moltissime giovani coppie - straniere e non - per convolare a nozze.

E la super-funivia di Malcesine? Bella, ma forse un po' meno di quel che ci si potrebbe aspettare; e poi un po' troppo cara (18 euro andata e ritorno), con l'aggravante che è impossibile pagare con bancomat o carta di credito. Forse, però, a infastidire di più sono le lunghissime code (anche oltre un'ora) che è necessario sorbirsi prima di potersi imbarcare, e il fatto che, una volta in cabina, si è in ottanta, pigiati come sardine (manovratore escluso). Il primo tratto, quello da Malcesine a San Michele, è in cabine un po' più piccole, che non ruotano; il secondo, da San Michele al Monte Baldo, dura circa otto minuti e la rotazione è una sola. Mi è sembrato che la velocità di crociera fosse troppo elevata, mentre certi paesaggi meriterebbero lentezza. Quello che però è davvero notevole è la vista che si presenta una volta giunti in cima: il panorama del Garda visto dall'alto del Monte Baldo, se la giornata lo consente, è un vero spettacolo (la Indrė ha scomodato il termine "paradiso").
Per maggiori informazioni si veda il sito www.funiviedelbaldo.it.

Volendo tirare le somme mi sento di consigliare questi luoghi senza alcun dubbio, ma - allo stesso tempo - suggerisco di lasciar perdere il classico weekend sabato/domenica: troppi turisti e troppo traffico durante il rientro verso Milano. Molto meglio, se possibile, partire il venerdì e tornare il sabato, oppure partire la domenica e tornare il lunedì.
Da queste parti i Tedeschi sono sempre numerosi e la loro presenza mi è sempre stata particolarmente gradita. Ho sempre pensato che dove ci sono loro i luoghi vanno incontro a un miglioramento culturale e tutto sembra più organizzato e pulito. Il Garda, però, negli ultimi anni è divenuta una delle zone di attrazione per le numerose mafie italiche, che qui si dedicano ad attività edilizie e al riciclo del denaro sporco. Con esse, purtroppo, è aumentato anche il numero di coloro che parlano una lingua a noi poco familiare, forse più adatta a chi vive alle pendici del Vesuvio.

Sunday, August 22, 2010

Lietuvos etnokosmologijos muziejus

Ci eravamo stati nel tardo pomeriggio del 7 Ottobre 2006 e infatti lo avevamo trovato quasi chiuso. Impossibilitati a visitarne l'interno siamo almeno riusciti a salire sulla torre di osservazione, grazie all'animo gentile di un anziano e comprensivo dipendente. All'epoca ci aveva colpito subito per il suo aspetto degradato, quasi di abbandono. A volte, però, le cose possono cambiare; e possono farlo in meglio e in poco tempo. Oggi, dopo un restauro di un paio d'anni finanziato dall'Unione Europea, il Museo Etnocosmologico di Molėtai (Lietuvos etnokosmologijos muziejus), l'unico al mondo di questo genere, rappresenta un piccolo gioiello che consiglio a tutti di visitare. Il vecchio aspetto sovietico, fatto di pesanti strutture cementizie, squadrate e anonimamente grigie, ha lasciato il posto a una silhouette metallica, curvilinea, slanciata e leggera. Le due torri sono state sormontate da un corpo ovale (simile a un'astronave) in cui ci si può muovere agevolmente circondati qua e là da sculture contemporanee in vetro e da cui - soprattutto - si può godere di una splendida vista sulle foreste e i laghi circostanti.
Per quanto le sale interne (tutte sotterranee) siano di dimensioni limitate, gli oggetti in esse esposti (strumenti di misura del tempo, calendari pagani, testi di vario tipo, frammenti di meteoriti, ...) sono senza dubbio di grande interesse. L'ultima sala, poi, è in realtà un piccolo cinema sul cui schermo verranno proiettate immagini dello spazio cosmico di grande bellezza e suggestione.
La visita guidata (su prenotazione anche in lingua inglese) dura circa un'ora e mezza, anche se la sensazione, purtroppo, è che il tempo voli via troppo in fretta.
Nelle sere stellate è possibile l'osservazione dei pianeti e della volta celeste, ma per un'esperienza di questo tipo sarò costretto ad aspettare ancora un po', probabilmente fino all'anno prossimo.

Da segnalare che a un centinaio di metri dal museo sorgono anche l'osservatorio astronomico (anch'esso visitabile) e l'istituto di fisica teorica, che sono tuttavia strutture indipendenti.

Lituania 2010. Piccole delusioni

Quest'anno uno dei propositi (secondari) della nostra vacanza a Palanga è stato quello di scovare qualche nuovo ristorante e provare qualcosa di diverso rispetto ai collaudati locali che siamo soliti frequentare. La scelta è caduta sulla Virkštininkų dvaro užeiga nel piccolo villaggio di Vydmantai, sulla strada tra Palanga e Kretinga. Alla fine, però, ne siamo rimasti abbastanza delusi e ritornare ai nostri cari vecchi Medūza, Juozo, Vienkiemis e Nendrinė Pastogė è stato un gran sollievo.

Un secondo e terzo elemento di delusione sono stati la visita al Museo dei Cavalli (Arklio Muziejus) di Anykščiai e il giro del Lago Alaušas, una decina di chilometri a nord di Utena; su quest'ultimo punto, tuttavia, i pareri sono discordi: alla Indrė, infatti, il lago è piaciuto.

Su e giù per la Lituania

Chi ha fatto un giro in auto della Boemia si sarà reso conto di come moltissime strade della regione ceca siano caratterizzate da continui saliscendi, quasi come se si stesse sulle montagne russe. Ad alcuni tutto ciò crea problemi di guida, altri - invece - tra cui il sottoscritto, ne vanno matti.

Pochi sanno che esperienze simili si possono provare anche in alcune zone orientali della Lituania. In particolare le strade che segnalo sono due: la 119 da Anykščiai a Molėtai e la 114 da Molėtai a Ignalina.

Saturday, August 21, 2010

Samogizia nord-occidentale e Museo delle Pietre di Vaclovas Intas a Mosėdis

Se c'è una regione della Lituania che mi sento di consigliare questa è la Samogizia, che a me piace definire come il "paradiso delle cicogne". Nelle scorse settimane, mentre mi trovavo a Palanga, ho avuto modo di visitarne per la prima volta i territori di nord-ovest, quelli che fanno capo alla cittadina di Skuodas, a ridosso del confine con la Lettonia.

Muovendosi da Palanga verso nord, una volta giunti nei pressi di Šventoj, suggerisco di svoltare a destra in direzione Darbėnai e da qui proseguire fino a Lenkimai, dove vale la pena fare una breve sosta per ammirare la chiesa locale, edificio incluso tra i monumenti protetti del Paese (come mostrato, sulla facciata, da una caratteristica placchetta metallica con la scritta "valstybės saugomas kultūros paveldo objektas"). Da Lenkimai a Skuodas ci sono circa una decina di chilometri che si percorrono in pochi minuti d'auto. Skuodas merita una breve visita (e chi vuole può proseguire a est in direzione Mažeikiai fino al caratteristico villaggio di Aleksandrija), ma il punto più interessante di questo giro si trova a sud, nella cittadina di Mosėdis, dove è ospitato il Museo delle Pietre (Akmenų Muziejus), uno dei più belli e interessanti di tutta la Lituania, certamente unico nel suo genere.

Il museo è ubicato in un mulino ad acqua vecchio di 250 anni e sapientemente ristrutturato, con tre sale in cui sono esposte pietre e minerali di ogni tipo; da segnalare alcune gemme e pietre preziose, una raccolta di calcoli umani, pietre con tracce di animali fossili e una vasta collezione di campioni di sabbia. Il merito di tutto ciò va attribuito al fondatore Vaclovas Intas (a cui oggi il museo è intitolato) che ha trasportato qui il primo masso erratico nel 1957 servendosi della sua bicicletta. La fondazione del museo vero e proprio risale al 26 Febbraio 1979, ma ancora più interessante è il parco di quattordici ettari che, dal 1984, è stato costruito nell'area circostante. È qui che, lungo un percorso di grande semplicità e bellezza, sono stati disposti i grandi massi erratici trasportati in Lituania dal nord Europa durante l'ultima era glaciale.

Sempre a Mosėdis segnalo anche la casa natale di Vaclovas Intas e la chiesa locale, caratteristica per le sue cappelle in legno.

Ride like a Samogitian

Il noleggio di una bici, quando si è a Palanga, è cosa fortemente raccomandata. Per un'ora si spendono meno di due euro e le escursioni possibili sono numerosissime, grazie soprattutto all'ottima rete di piste ciclabili, tutte asfaltate e ben tenute.
La direttrice principale è quella nord-sud con la possibilità di muoversi verso Šventoji (una dozzina di chilometri in direzione del confine con la Lettonia) o, alternativamente, verso Klaipėda (circa 25 chilometri a sud).

Noi abbiamo optato per un giro di circa 35 chilometri andata e ritorno, partendo dal nostro agriturismo (tre chilometri a nord del centro di Palanga) fino alla località di Karklė, a metà strada tra Palanga e Klaipėda (con breve sosta intermedia a Nemirseta, celebre per le sue dune sabbiose).

8 Agosto 2010, giornata molto nuvolosa ma caldissima, tanto che, nel tragitto di andata, il nostro abbigliamento (maglietta e jeans) appariva quasi eccessivo: non a caso molti dei ciclisti locali erano semplicemente a torso nudo o in canottiera.
Terminato il pranzo in un grazioso ristorantino all'aperto di Karkė (filetto di salmone alla griglia per la Indrė e spiedini di pollo per me), il cielo plumbeo ha rilasciato gradualmente il suo carico di pioggia. In questi casi si comincia con il ripararsi sotto qualche albero per evitare il fastidio delle prime gocce d'acqua sui vestiti ancora asciutti, poi - realizzato che essere inzuppati nell'elemento acqua non è poi così spiacevole - abbiamo inforcato le nostre bici pedalando verso casa per un paio d'ore, con il vantaggio che, ora, ci sentivamo decisamente più freschi (inutile dire che in questi casi è fondamentale disporre di una borsa impermeabile in cui riparare portafogli, orologi e macchine fotografiche). Degli altri ciclisti non c'era quasi più traccia, e i pochi rimasti sfrecciavano veloci protetti da giacche a vento leggere, super tecnologiche e colorate.
Sotto la pioggia estiva le pinete ai bordi del tracciato si erano vestite di un verde ancora più brillante; alla fine siamo tornati a casa fradici, stanchi, ma pienamente soddisfatti, anzi - parola da usare con misura - felici.

Liepāja e la riserva naturale del Lago Pape

Quando si è al mare, una giornata di tempo incerto andrebbe considerata un'ottima occasione per rompere la consuetudine quasi meccanica della sequenza tintarella-bagno-tintarella.
Da questo punto di vista le opportunità offerte dalla collocazione geografica di Palanga sono piuttosto ampie e, tanto per cominciare, anche quest'anno ne abbiamo approfittato per un'escursione di qualche ora nella vicina Lettonia. Se tuttavia lo scorso Agosto aveva segnato la scoperta di un luogo tanto inconsueto come Nida (vedi il post Lettonia. La Nida sconosciuta e la casa di Birutė), quest'anno a prevalere sono stati soprattutto elementi di delusione.

Una delle prime cose che si notano entrando in terra lettone è il divario tra i paesaggi ordinati e frizzanti della Samogizia settentrionale e i toni alquanto dimessi della Curlandia del sud. Liepāja, città principale e capoluogo dell'omonimo distretto amministrativo, è una sintesi perfetta dell'atmosfera di decadenza cui accennavo sopra. Per quanto siano in atto sforzi per trasformare la terza città della Lettonia in un polo di attrazione turistica, per ora sembra che i frutti siano stati raccolti solo in minima parte. Certamente è riuscita l'impresa di trasformare Liepāja nella capitale lettone della musica rock (impossibile rinunciare a una foto accanto alla gigantesca chitarra esposta davanti al Rock Cafè, il primo del Paese), ma a conti fatti tutto ciò appare un po' troppo limitativo. Trasformare le prigioni del vecchio quartiere di Karosta in un'esperienza per turisti in cerca di avventure un po' forti sembra invece aver pagato molto meno del previsto.
Da un punto di vista paesaggistico (in termini di mare e spiagge sabbiose) Liepāja non è dissimile da località rinomate e affollatissime come Palanga (in Lituania), Jūrmala (nella stessa Lettonia) e Pärnu (in Estonia); qui a fare la differenza - in negativo - è però la forte carenza di strutture turistiche. Un vero peccato, specie se si considera che Liepāja potrebbe combinare in sé sia l'esperienza del mare che quella del vicino e omonimo lago (anch'esso non valorizzato).

Sulla strada del ritorno abbiamo colto l'occasione per visitare la Riserva Naturale del Lago Pape, un'area - naturalisticamente parlando - con tutte le carte in regola per mobilitare sciami di visitatori, ma che è sfruttata in percentuali minime rispetto alle sue potenzialità. Tra gli elementi particolarmente negativi segnalo un cartello con l'indicazione di un'area dove poter ammirare il famoso bisonte europeo; peccato che arrivati lì, dopo alcuni chilometri di strade sterrate, si incontrino soltanto cavalli e una torre di osservazione alquanto fatiscente.

Sunday, August 01, 2010

Orta San Giulio. Spunti di viaggio

Domenica scorsa, di rientro dalla Val Formazza, abbiamo approfittato di un paio d'ore per fare visita alla sponda orientale del piccolo Lago d'Orta. Attraversata in tutta fretta la brutta Omegna, ci siamo diretti a sud sino al comune di Orta San Giulio (www.ortasangiulio.com), nostra destinazione finale.

Orta San Giulio merita una visita per almeno tre motivi. In primo luogo il Sacro Monte (www.sacromonteorta.it), inserito non a caso nel Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Al di là della bellezza in sé, dalla sommità di questa altura si gode di una bellissima vista sul lago con uno scorcio notevole sulla caratteristica Isola di San Giulio. La seconda ragione è rappresentata proprio dall'Isola di San Giulio, raggiungibile dal centro abitato in pochi minuti; purtroppo per questa volta il poco tempo a disposizione non ci ha permesso di visitarla, ma è sicuro che ritorneremo tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno. Infine, di grande interesse è il piccolo centro storico di Orta San Giulio, pedonalizzato e attraversato da stradine strette e particolarmente graziose. D'obbligo una passeggiata sino alla centrale Piazza Motta con il suo inconfondibile e decoratissimo Broletto, luogo ideale per un aperitivo rilassante con vista sul lago.

La breve distanza da Milano (circa 85 chilometri) la rende un meta ideale per un piacevole fine settimana alla scoperta delle bellezze lacustri della Padania occidentale.

Valle Antigorio e Val Formazza. Spunti di viaggio

Esattamente sette giorni fa, in compagnia della Indrė e degli amici Alessandro e Cristina, abbiamo trascorso una splendida giornata di sole in Val d'Ossola.

La prima sosta vera e propria è stata Crodo, il comune più importante e noto della Valle Antigorio; è qui infatti che viene prodotto il famoso aperitivo analcolico Crodino; Crodo resta tuttavia un importante centro termale e di estrazione del serizzo (una pietra molto simile al granito). È stata questa l'occasione per riposare un po' e alleviare i morsi della fame con un pezzo di focaccia alle olive verdi e dell'ottimo pane nero ossolano (con noci, fichi e uvette).
Da qui abbiamo proseguito, senza fermarci, attraversando la bella Baceno (da ammirare la sua chiesa) e le numerosissime frazioni di Premia.

Superata Premia si entra ufficialmente in Val Formazza (www.valformazza.it), punteggiata da paesini e frazioni di cui noterete subito il bilinguismo dei nomi sui cartelli stradali. Questa zona ospita infatti una ricca comunità Walser che si caratterizza per l'uso di un'antica lingua germanica, rimasta - di fatto - quasi immune di fronte ai cambiamenti del Tedesco moderno.
Ogni paese è in sé un piccolo gioiello, e il consiglio è quello di parcheggiare l'auto per addentrarvi a piedi tra vicoli e stradine (nei fine settimana sono numerosi i mercatini con souvenir e prodotti tipici). Senza dimenticare, naturalmente, di gustare l'ottima cucina locale. Noi lo abbiamo fatto in quel di Ponte, con un buon pranzo a base di cervo, polenta, gnocchetti alle erbe e alle castagne, e altro ancora.
L'attrazione massima di questa valle è tuttavia rappresentata dall'imponente Cascata del Toce, la seconda in Europa per altezza (con un salto d'acqua di 143 metri per un fronte massimo, alla base, di 60 metri). Credo unico, nel suo genere, il ponticello in legno proteso sulla sua sommità, da cui si gode di un fantastico punto d'osservazione e panorama.

Tenendo conto che la distanza tra Milano e La Frua (la località delle cascate) è di circa 170 km (per poco più di due ore di viaggio), si comprende come una visita a questi luoghi è caldamente consigliata, soprattutto nella stagione estiva.

Friday, June 18, 2010

Vallonia. Appunti di viaggio

La data di Sabato 5 Giugno 2010 ha segnato la mia prima volta in Vallonia.

Fiandre e Vallonia sono diverse tra loro anche dal punto di vista paesaggistico, il che implica automaticamente una diversità nelle modalità di visita ed esplorazione (o, almeno, nel tipo di approccio da seguire).
Se le Fiandre sono dominate da pochi centri di medie dimensioni (Anversa, Brugge, Gent, Lovanio, Ostenda e Mechelen) e occupano un territorio prevalentemente pianeggiante, in Vallonia a farla da padrone sono i piccoli villaggi che punteggiano scenari in buona parte collinari (Ardenne).
Ne conseguono due binomi naturali (non stiamo parlando di algebra): Fiandre-treno e Vallonia-automobile. Così abbiamo fatto anche noi.
Una piccola nota: anche la Vallonia ha i suoi centri di medie dimensioni (in particolare Liegi e Namur), ma, a detta di tutti, queste città, in termini di bellezza, non sono paragonabili alle località fiamminghe citate sopra, e, come ricordato, i veri tesori della Vallonia vanno ricercati nei piccoli borghi e nei paesi.

La prima tappa è stata Han-sur-Lesse, comune della municipalità di Rochefort (provincia di Namur). Giunti qui vale soprattutto la pena di fare un giro alle omonime grotte (Grottes des Han), a cui si accede unicamente dopo dieci minuti di leggera salita a bordo di un simpatico trenino. La visita dura circa 90 minuti e i soldi sono ben spesi. All'ingresso delle grotte si viene divisi in due gruppi (a seconda che si parli Francese o Neerlandese); il suggerimento è quello di infilarsi nel primo gruppo (la terminologia scientifica rende infatti le spiegazioni facilmente comprensibili) e di restare vicini alle guide che, in caso di necessità, sono sempre ben disposte all'uso dell'Inglese.

Da lì ci siamo spostati a Bouillon, nella provincia del Lussemburgo. Il paesino, che si sviluppa lungo il corso ondulato del fiume Semois, è famoso soprattutto per il suo castello. Il piccolo centro storico è particolarmente grazioso ed è inutile dire che, da queste parti, la cucina è buona e le birre sono superlative.

Terza e ultima tappa del nostro breve viaggio è stato il borgo di La Roche-en-Ardenne (sempre nella provincia del Lussemburgo). Anche in questo caso a dominare lo scenario è un bel castello medievale.

Una sola giornata è senza dubbio un tempo insufficiente per apprezzare le caratteristiche della Vallonia, ma abbastanza per comprendere la bellezza di luoghi dove in futuro sarebbe bello ritornare sostandovi più a lungo.

Saturday, June 12, 2010

Fiandre. Appunti di viaggio

La mia prima volta nelle Fiandre risale all'Ottobre 1994. Con l'amico di sempre Gabriele (e con Raffaele) siamo stati - dopo un lungo viaggio in treno - nella piccola e incantevole Gent. L'occasione è stata una conferenza di informatica musicale a livelli (per quell'epoca) di vera e propria avanguardia.

Ora, sedici anni dopo, in compagnia della Indrė, abbiamo finalmente visitato le due città più rappresentative e importanti del piccolo Stato centro-europeo. Anversa e Brugge sono in effetti due luoghi che vanno ben al di là delle normali aspettative turistiche.
Gli aspetti architettonici sono senza dubbio quelli che colpiscono di più: Anversa e Brugge sono di fatto due musei a cielo aperto (con la seconda ulteriormente impreziosita dai suoi famosi e suggestivi canali navigabili).
Devo ammettere che raramente nella mia vita sono rimasto ammaliato da tanta e tale bellezza.

Le Fiandre significano però anche ottimo cibo, cioccolato di prima qualità, le migliori birre del mondo, shopping di alto livello e un ricchissimo patrimonio d'arte (di cui Rubens rappresenta solo la punta dell'iceberg).
Non a caso questo piccolo territorio, assieme all'attuale area tosco-padana e a poche altre realtà continentali, è stato uno dei veri motori del grandioso Rinascimento europeo.

Tra le tante esperienze fiamminghe segnalo la visita al Kulminator di Anversa, un pub con diverse centinaia di birre, molte delle quali ottime e purtroppo introvabili dalle nostre parti.

Ritorneremo. Lovanio, Mechelen e Ostenda, sebbene più piccole e considerate località minori, meritano una visita e la nostra attenzione.
Nel frattempo, a chi fosse interessato, segnalo il sito www.visitflanders.com.

Tuesday, June 08, 2010

Belgio. Appunti di viaggio

In teoria in Belgio avremmo dovuto trovare pioggia; da quelle parti, infatti, le precipitazioni medie superano quasi sempre i 250 giorni l'anno (almeno così dicono le statistiche). Nella pratica, forse perché di acqua ne avevamo già presa a sufficienza sia in Danimarca che nei Paesi Baschi, ci siamo trovati di fronte a tre giorni e mezzo di sole pieno, e la pioggia (a sprazzi) è arrivata solo nel pomeriggio di domenica.
Purtroppo, come si suol dire, non è tutto oro quel che luccica: temperature comprese tra i 25° C e i 30° C e un elevatissimo tasso di umidità hanno di fatto creato una combinazione micidiale, rendendo la nostra visita meno piacevole di quanto si possa pensare. Ma è inutile lamentarsi.

Detto questo, a proposito di nazioni create artificialmente... possiamo aggiungere che se l'Italia non esiste, ancor meno esiste il Belgio, che in questa sede verrà fatto coincidere con la sola Bruxelles.

La Bruxelles che abbiamo visto è una città con non poche contraddizioni. Sul fronte architettonico la Grand Place e i suoi immediati dintorni (dove si trova anche il celebre e celebratissimo Manneken Pis) sono senza dubbio luoghi di gran pregio e bellezza, e lo stesso vale per i numerosi musei, anch'essi quasi sempre situati in centro. Interessanti anche i caratteristici negozi di dolci e cioccolato, sebbene i loro arredi rimandino a contesti climatici più invernali. In ambito più decentrato abbiamo particolarmente gradito il quartiere che fa perno intorno a Piazza Schuman, sede di diverse istituzioni europee e affollato di piacevoli pub e ristoranti, in un'atmosfera a metà strada tra Inghilterra e Paesi Bassi.
Ma se dai luoghi ci si sposta alle persone, le cose cambiano sensibilmente. Bruxelles brulica notte e giorno di due tipi di umanità; umanità diverse ma che spesso finiscono per intrecciarsi e a volte per confondersi. Da un lato i turisti, in numero smisuratamente grande, e dall'altro la parte più visibile della popolazione locale: Arabi, Nordafricani e gli immancabili terroni. Per avere un'idea più precisa bisognerebbe pensare a un ipotetico frullato etnico di Marsigliesi e Napoletani.
Decisamente al di sotto delle attese le proposte culinarie offerte dai ristoranti cittadini; sembra anzi che nei confronti del turista si tendano a praticare comportamenti ingannevoli e truffaldini non dissimili da quelli (odiosissimi) in uso a Venezia.
La Bruxelles notturna delle zone semi-centrali è infine uno spettacolo poco edificante, soprattutto per le scene di degrado urbano e di prostituzione a cielo aperto.

A leggere queste parole ci si può forse fare un'idea eccessivamente negativa della nostra permanenza in città. In realtà, per quanto indiscutibilmente interessante, Bruxelles ci è sembrata il momento meno esaltante del nostro viaggio, incentrato invece su alcuni luoghi incantevoli di Fiandre e Vallonia. Ma per noi quelli non sono Belgio.

Un ringraziamento particolare va alla nostra amica Ieva (originaria di Vilnius) e al fidanzato Henrique (di Porto) che hanno rallegrato - e non poco - la nostra breve e torrida vacanza.

Tuesday, May 25, 2010

Danimarca. Appunti di viaggio (20/20). La cucina

La Danimarca è oggi ritenuta, a ragione, una delle nuove patrie della cucina europea. Chi abbia avuto modo, come me, di visitare il piccolo Paese scandinavo più volte nel corso degli ultimi dieci/dodici anni si è senza dubbio reso conto dei notevoli sforzi e progressi in questo campo. Certamente oggi in Danimarca si mangia meglio di un decennio fa e questo è senza dubbio un bene.
Va tuttavia detto che, per il momento, sembriamo principalmente assistere a una rivoluzione partita dall'alto, che riguarda ciò la cosiddetta "alta cucina" (quella dei grandi chef), mentre i miglioramenti nelle abitudini del quotidiano (quelle della gente comune) sembrano procedere con molta più lentezza. Questa dicotomia si nota soprattutto nella differenza tra pranzo e cena: il primo è ancora saldamente fondato sui tradizionali smørrebrød, i famosi sandwich aperti composti in mille modi diversi (salmone, aringa affumicata, gamberetti...), ma sempre con abbondante impiego di burro e maionese (non il massimo per la salute), mentre la seconda si è aperta chiaramente verso piatti (sia a base di pesce che di carne) più vari, più complessi, più interessanti e meno grassi rispetto al passato. Un giro diurno e serale tra i ristorantini di Nyhavn a Copenhagen vi darà un'idea immediata di quel che intento.
Resta, in sintesi, la grande soddisfazione di un Paese in netta crescita e cambiamento, dove tradizione ed evoluzione procedono in perfetto complemento.

Saturday, May 22, 2010

Danimarca. Appunti di viaggio (19/20). I lati negativi

Ne avevo già parlato in occasione del mio precedente viaggio in Danimarca (si veda il post del 17 Maggio 2008).
In aggiunta a quanto già scritto segnalo altri due aspetti negativi (ricordando tuttavia che, complessivamente, i lati positivi sono di gran lunga prevalenti): (1) un'offerta di camere d'albergo che, in termini di qualità e funzionalità, non sembra giustificare prezzi così elevati (considerazioni desunte dopo aver trascorso cinque notti in cinque hotel diversi, tutti a tre stelle, ma al di sotto delle nostre aspettative e invece più simili a quella che in molte parti d'Europa è la categoria inferiore); (2) per rimanere nello stesso ambito, gli odiosissimi bagni scandinavi, quelli - per capirci - che non hanno alcuna separazione tra la zona doccia e il resto del bagno; la conseguenza ovvia è che il primo che fa la doccia allaga l'intero pavimento rendendo il bagno inutilizzabili a tutti gli altri per diverse ore. Gli Scandinavi sono un popolo senza dubbio evoluto, ma questa caratteristica sembra un residuo di primitività che si tramanda da secoli.

Danimarca. Appunti di viaggio (18/20). Acquavite, Acqua di Vita

L'inatteso e il bello della scoperta. Pensando alla grappa, la Danimarca è probabilmente una delle ultime associazioni logiche che fareste. E così era anche per me. Sino a quando, in un grazioso ristorantino di Copenhagen (nei pressi del Parco di Frederiksberg), abbiamo avuto modo di assaggiare un ottimo distillato danese: la Aalborg Akvavit. Diverse le versioni di acquavite prodotte; da segnalare l'impiego, qui da noi raro, del cumino (ma anche di ambra e coriandolo) che dona al gusto una tonalità inaspettatamente interessante.
Qualche approfondimento in più (e i suggerimenti preziosi di un bravo cameriere locale) ci hanno poi fatto scoprire l'esistenza di prodotti simili e altrettanto buoni provenienti dalle vicine Svezia e Norvegia.

Danimarca. Appunti di viaggio (17/20). Il Tivoli e Nyhavn

Nell'Aprile di due anni fa la Indrė aveva lamentato il fatto che non l'avessi portata al Tivoli, e questa volta, più agguerrita che mai, era intenzionata ad andarci a tutti i costi.
Percorso tutto lo Strøget da Kongens Nytorv (a est) sino alla piazza del municipio (a ovest), ci siamo avvicinati al rettangolo del Tivoli dal lato affacciato su HC Andersens Boulevard e da lì vi abbiamo fatto un giro intorno in senso orario, camminando dunque lungo Tietgensgade, Bernstorffsgade e Vesterbrogade, per poi tornare quasi al punto di partenza. Questa esplorazione dalla distanza ha fatto capire alla Indrė che il tanto pubblicizzato parco divertimenti di Copenhagen non era poi così speciale come aveva immaginato; i costi elevati esposti sui cartelli di una delle entrate hanno poi fatto il resto.
In effetti il Tivoli non è certo una delle cose imperdibili di una città che, fortunatamente, offre ben altro. La frase dell'amatissimo Lars Ulrich (per i pochi che non lo conoscessero, il batterista dei Metallica) "Ogni volta che posso torno al Tivoli: mi fa tornare bambino" è uno degli ami che le pubblicità delle riviste distribuite in aereo utilizzano per catturare quanti più visitatori possibile. Ma all'amo, si sa, è meglio non abboccare. Soprattutto non è il caso di perseverare: a dirla tutta, infatti, io il Tivoli l'avevo visitato (ammesso che abbia senso usare questo verbo) nel Settembre 1998; e ovviamente ne ero rimasto deluso, anzi mi ero rammaricato per aver buttato soldi in una cosa del genere.

In un clima di svago e rilassatezza, come tipico di una vacanza, quel tardo pomeriggio c'è stato però un episodio che ci ha fatto riflettere a lungo e che abbiamo trovato particolarmente disturbante.
Vicino all'ingresso principale del Tivoli abbiamo notato quello che, apparentemente, sembrava un negozio di peluche come tanti altri. Spinti dalla curiosità, siamo entrati per dare un'occhiata. Il negozio era affollato di bambini e genitori, ma i pupazzetti di stoffa presenti all'interno erano pochissimi, si faticava quasi a trovarli.
Il cervello funziona in modo strano: in alcune circostanze, quando ti fissi su qualcosa, è capace di "cancellare" tutto quello che vi sta intorno.
Passati gli iniziali secondi di comprensibile smarrimento, abbiamo capito - con un senso di gelo alle vene - quel che davvero si vendeva là dentro: non orsacchiotti, gattini e cagnolini di peluche, ma i loro abitini e accessori!
Siamo sicuri che tutto questo sia ancora compatibile con i concetti di "civiltà" e di "benessere"?

Per stemperare l'inquietudine abbiamo ripercorso lo Strøget in senso opposto, concedendoci poi una cena all'aperto nell'atmosfera sempre speciale di Nyhavn, una zona (la mia preferita) per certi versi simile ai Navigli di Milano, o meglio, a come i Navigli erano 20 o 25 anni fa, prima che il degrado e gli aspetti peggiori di una colonizzazione multietnica troppo rapida e invasiva trasformassero quei luoghi in qualcosa sempre più da evitare e che ci si vergogna di mostrare agli amici stranieri in visita in città.
Nyhavn, invece, mantiene ancora tutto il suo fascino, specialmente in un periodo come quello della nostra visita: il ritardo della primavera e le basse temperature hanno infatti limitato a un livello ottimale l'affollamento dei turisti (specie quelli cafoni provenienti dall'Italia).

Probabilmente per un po' di anni Copenhagen resterà al di fuori delle nostre mete di viaggio, ma sappiamo che ci manca, e prima o poi ritorneremo.

Friday, May 21, 2010

Danimarca. Appunti di viaggio (16/20). Quinto giorno. Parte 2/2

Venerdì 14 Maggio 2010 (continuazione)

Tappa finale del nostro itinerario è stata - ovviamente - (28) Copenhagen.
Non più assillati dall'urgenza di visitare i luoghi "obbligati" della bella capitale danese (l'abbiamo fatto due anni fa e il sottoscritto già prima, nel 1998) c'è stato il tempo per scoprire qualcosa di nuovo, almeno per la Indrė.
Tra le numerose alternative possibili la nostra scelta è caduta sul bel Parco di Frederiksberg (Frederiksberg Have) e sul vicino Birrificio Carlsberg (www.visitcarlsberg.dk), quest'ultimo visto però soltanto dall'esterno, sia perché ci sono già stato in passato che soprattutto per la scarsità del tempo a nostra disposizione.

Wednesday, May 19, 2010

Danimarca. Appunti di viaggio (15/20). Quinto giorno. Parte 1/2

Venerdì 14 Maggio 2010

Nell'Aprile di due anni fa l'avevamo attraversata in tutta fretta nel tentativo di raggiungere l'isola di Fionia il più rapidamente possibile, ora - invece - è stata l'occasione di una visita vera e propria, sebbene disturbata dalla solita fredda e fastidiosa pioggia. (27) Roskilde, capoluogo dell'omonima contea e affacciata sul lato sud di un grande fiordo con lo stesso nome, è una cittadina di circa 45.000 abitanti che vanta una cattedrale imponente (Domkirke) e tra le più belle di tutto il Paese, tanto da essere stata dichiarata patrimonio dell'UNESCO. Da segnalare anche la Stændertorvet (Piazza del Mercato) con il suo Rådhus (Municipio) e il complesso barocco del Palæ dove è ospitato il Museet for Samtidskunst (museo d'arte contemporanea).

Danimarca. Appunti di viaggio (14/20). Aalborg e Århus

Su Aalborg e Århus esiste (e giustamente) una quantità di materiale storico, turistico e culturale praticamente immensa. Migliaia di siti Internet e centinaia di guide della Danimarca dedicano a queste due grandi città dello Jutland l'ampio spazio che in effetti meritano.
Noi, purtroppo, abbiamo visitato entrambe solo per un paio d'ore e sempre in tarda serata. Ne abbiamo ricavato impressioni positive ma nettamente a favore di Århus. Quest'ultima, infatti, ci è sembrata più frizzante e vivace, e più interessante da un punto di vista monumentale.
Abbiamo però capito, o meglio intuito, che sia Aalborg che Århus sono destinate a dare il meglio di sé in una stagione diversa, quella che sfortunatamente questa pigra e fredda primavera 2010 ci ha dispettosamente negato.

Tuesday, May 18, 2010

Danimarca. Appunti di viaggio (13/20). Quarto giorno. Parte 3/3

Giovedì 13 Maggio 2010 (continuazione)

L'idea iniziale per concludere questa quarta giornata era quella di visitare il Kattegatcentret di Grenå, a quanto si dice (ma la notizia merita una verifica) il primo acquario del mondo a essersi dotato di un tunnel in vetro da cui ammirare il passaggio ravvicinato degli squali. Il ritardo nel piano di viaggio dovuto alle cattive condizioni climatiche ci ha fatto però propendere per una sosta a (26) Gammel Estrup (nei pressi di Auning), una delle più importanti residenze rinascimentali della Danimarca, oggi sede di numerosi eventi ed esibizioni artistiche e culturali. Gammel Estrup, situata al centro della bella penisola dello Djursland, è luogo che merita una visita approfondita, sia all'omonimo castello che al Dansk Landbrugsmuseum. Per maggiori informazioni a riguardo si rimanda al link www.gammelestrup.dk.
Lasciato il piccolo borgo abbiamo proseguito fino a Århus, seconda città del Paese.