Thursday, February 07, 2008

Il nonno preverbale

di Beppe Grillo
(apparso in origine su www.beppegrillo.it il 19/01/2006)

Chi ha un nonno sordo d’ora in poi dovrà chiamarlo nonno preverbale in conformità alle recenti disposizioni governative. La sordità è abolita per legge, ora c’è la preverbalità. Poco importa se i sordi non sono d’accordo e vorrebbero essere chiamati sordi, privi di udito. I sordi in Italia sono tanti, sia affetti da sordità totale che parziale. Ed è, con tutta evidenza, a questi ultimi che si rivolge la pubblicità televisiva che fa esplodere i decibel durante le interruzioni dei programmi (ma non era vietato?). Il preverbalismo è un significativo passo avanti, una nuova frontiera: i ciechi potranno essere chiamati prevedenti, i paralitici premotori, gli impotenti pre- (be', qui fate un po' voi…). I sordi chiedono di poter comunicare, di essere integrati nel lavoro, nella scuola. Non chiedono pietismo lessicale. I sottotitoli dovrebbero essere obbligatori per legge nei programmi televisivi e nei film [...]. E, sempre per legge, gli apparecchi acustici dovrebbero essere gratuiti per i bambini parzialmente sordi e per chi non può permetterseli. I sordi profondi parlano tra loro con il linguaggio dei segni, un linguaggio che, per capacità espressive, non ha nulla da invidiare alla parola e che potrebbe essere equiparato a una qualsiasi lingua come l’Inglese. Sono sordi, non preverbali. I sordi non devono vergognarsi di nulla [...]. E poi, dobbiamo guardare avanti. Con l’inquinamento acustico, i sordi prossimi venturi saremo noi e i nostri figli. Dovremmo imparare noi il linguaggio dei segni: diventeremo tutti postverbali.